UN PROBLEMA DI GOVERNANCE
La nuova Italia del Governo Monti si presenta al pubblico economico-finanziario con la nuova manovra; i mercati sembrano gradire e gli spread si abbassano, ma alcune riflessioni sono doverose:
- Questa manovra finanziaria è equa?
- Questi provvedimenti saranno sufficienti?
- Cosa accadrà successivamente in Europa?
In relazione al primo punto, sottolineando il fatto che da un Governo nato non più di 20gg fa non ci si poteva aspettare un colpo di bacchetta magica, devo constatare che alcuni provvedimenti appaiono sbilanciati per quel che concerne le classi più basse:
- Non c’è stata una rivalutazione delle pensioni
- L’aumento dell’IVA è stato confermato.
Credo che ci si sarebbe dovuti soffermare maggiormente su questi punti e cercare soluzioni alternative; battendo cassa attraverso un aumento dell’IVA si rischia di generare un blocco dei consumi e e di aumentare il tasso di evasione fiscale.
Ritengo anche che la mancata rivalutazione delle pensioni, in favore di altri potenziali imposte, non sia stata una mossa azzeccata: quelle 15 Euro mensili che non andranno a un pensionato, di sicuro pesano molto più dell’1% di Irpef oltre i 70.000 Euro…
Detto questo – e spero che il buon senso del Premier, nonché dei suoi Ministri, porti ad una rivisitazione più attenta di questi due aspetti – vorrei passare ad analizzare gli altri due punti sopracitati.
Questa manovra sarà sufficiente? Certamente, se gli spread rimarranno ai livelli di questi giorni, possiamo dire che sarà sufficiente. Ma cosa succederebbe in caso di nuove turbolenze nei mercati? Di sicuro i provvedimenti adottati non basteranno a risanare il debito e allora, forse per la prima volta, si penserà ad una vera riforma del Paese che, seguendo i modelli anglosassoni, porti ad avere:
- Un rapporto diverso tra il fisco e i cittadini, non più rivali, ma cooperativi per il bene del paese, che coincide con quello dei singoli contribuenti: fornendo la possibilità di dedurre i consumi dalla propria bolletta fiscale, tutti pretenderebbero una ricevuta, creando un sistema auto-incentivante alla legalità;
- Un principio di gestione efficiente della Cosa Pubblica come missione finalizzata al soddisfacimento degli interessi collettivi e non personali., evitando sprechi e inequità. Al momento si rimandano i problemi alle generazioni future.
Tuttavia, la situazione Italiana rappresenta una piccola parte del campo di una partita che si disputa anche al di fuori dei confini nazionali e riguarda la gestione della Europa intera.
La Germania ha espresso un’idea, che condivido, che parte da un ragionamento razionale: non si può prestare denaro senza garanzie di intervento diretto.
Subito dopo tale presa di posizione, in Europa è iniziata una battaglia a suon di discorsi e dichiarazioni con ingresso in campo della Francia che, ambendo anche lei ad un ruolo di “prima donna” in Europa, nonostante oggi non ne abbia la forza, ha cercato di prendere una posizione più morbida, spingendo nuovamente sul meccanismo delle sanzioni.
Onestamente, anziché introdurre nuove figure inutili (…nuovi Mister Euro) o sanzioni che nessuno farà rispettare, ritengo che sia necessario proseguire per step: bisogna partire da una riforma dei Trattati Europei.
Si dovrebbe partire da un cambio di prospettiva: ogni paese dovrebbe acquisire la consapevolezza che, per alcune questioni, non possa più esistere una dimensione nazionale. E’ necessario allargare il proprio sguardo oltre i propri confini, contemplando l’Europa come entità unica per quel che concerne 3 aspetti della vita politica:
- Aspetto Fiscale: definendo un piano comune di gestione della raccolta delle imposte, lasciando la gestione dei fondi al livello locale. L’Europa, replicando il sistema Americano, dovrà essere in grado di definirne standard minimi condivisi sui quali poter intervenire a livello politico. Pena del non rispetto di tali standard sarebbe la detenzione dei fondi stessi.
- Politica Estera: dovrebbe esserci una politica estera condivisa, al fine di poter contare su una voce unica nelle trattative in campo commerciale, nella cooperazione e nella rappresentanza internazionale. Questo darebbe all’Europa una potenza contrattuale maggiore in ambiente intercontinentale.
- Difesa: la forza militare è da sempre cruciale nella gestione delle trattative. Se una voce unica fosse supportata anche da una forza coercitiva unanime, l’Europa avrebbe maggiore peso nelle questioni globali.
Ritengo che sia fondamentale ridefinire questi tre aspetti ed attivare contemporaneamente tre cambiamenti cruciali per ridurre la turbolenza rispecchiata dal nostro sistema economico.
In tutto ciò, resta sempre molto importante attribuire una leadership ed il sistema decisionale o, per rifarsi alla terminologia aziendale, stabilire una struttura di governance.
In Europa, si tratterebbe di definire i principi di distribuzione del potere:
- Una testa un voto
- In base alla popolazione
- In base alla ricchezza dei Paesi
Poi, all’interno della stessa, bisognerebbe stabilire come prendere le decisioni:
- A maggioranza?
- Con diritto di Veto?
Una’ttenta riflessione dovrebbe portarci ad analizzare i problemi sì in chiave interna, ma anche a livello globale, pensando a soluzioni che contemplano non solo la nostra nazione ma l’unità europea intera. Non è di certo un problema da poco.
Posted on dicembre 8, 2011, in Crisi, Europa, politica, Ripresa economica and tagged Europa, Fiscalità, governance, politica europa. Bookmark the permalink. Lascia un commento.

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