PROBLEMI NON RISOLTI
Pubblicato da Dott. Ferdinando Fusaro
Qualche mese fa, su questo blog, si era parlato della situazione instabile dell’Europa, anticipando ciò che sarebbe potuto accadere alla Francia.
Ciò che in realtà è successo lo scorso Venerdì, è che la società di rating Standard & Poor’s, dopo Spagna e Italia, ha declassato and la Francia, negandole la tripla A.
Per Italia e Spagna avevamo predetto un ulteriore abbassamento del rating. Per l’Italia in particolare, vediamo una valutazione del debito pari a BBB+, sullo stesso livello di un paese sull’orlo del fallimento. Questo si è verificato nonostante cambio di Governo e manovra fiscale di lacrime e sangue, che hanno portato ad un livello di Spread quasi controllabile.
La Francia viene declassata soltanto oggi, nonostante la massima esposizione delle banche su debito italiano e greco, situazione nota da mesi.
Il ragionamento fatto dalla Standard & Poor’s è chiaro: in Europa, intesa come macro area politica, non esiste una condizione di stabilità garantita da una leadership e pertanto è presente un fattore di rischio tale da giustificare un ribasso del rating.
Ma la società di rating non modifica il giudizio sui titoli del fondo di garanzia europeo, strumento finanziario avente come finanziatori proprio gli stati europei declassati, eccezion fatta per la Germania.
Nasce spontanea qualche considerazione:
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Di certo, il Fondo che elargisce risorse monetarie in favore del risanamento dei paesi declassati verrà rivalutato
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Come mai la Francia perde la tripla A a soli 100 giorni dalle elezioni?
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Come mai l’Italia, nonostante stia seguendo le indicazioni degli organismi internazionali (FMI, OCSE, UE) viene ancora declassata?
Sono tutte questioni aperte a cui non si può dare risposta.
Riguardo ai recenti sviluppi, fa paura la crociata di Sarkozy per implementare la Tobin Tax. Tale proposta dovrebbe essere contrastata, a meno che non si tratti di una manovra a livello mondiale, pena la perdita di competitività dei centri finanziari europei rispetto al resto del Pianeta.
Ma i miei dubbi maggiori rispetto alla situazione di Spagna, Italia, Grecia e adesso anche Francia, in questo caso, si legano ad un aspetto diverso della questione: com’è possibile che un soggetto economico orientato al profitto (ricordo che le società di rating sono quotate in borsa) possa influenzare lo status di un paese a livello politico, economico e sociale? Non dovrebbero essere proprio le agenzie di rating a privilegiare un’analisi obiettiva che non abbia ripercussioni sulla situazione analizzata?
Inoltre, cosa comporta un declassamento per cittadini e investitori? Cosa vuol dire concretamente, nel quotidiano, quando un paese perde le tripla A?
Nessuno analizza questi aspetti, ci si perde nei numeri, cifre che agli occhi dei poco esperti possono non aver significato, nonostante tocchino direttamente la vita di ogni cittadino. S&P e le altre società di rating si limitano a considerare che un paese è confuso ed instabile e pertanto deve essere declassato.
Vorrei capire qual’è il parametro usato. In passato l’Europa ha già dovuto affrontare situazioni simili a quella odierna, ma il contesto testimoniato dai declassamenti sparsi, sembra scaturito da una guerra civile o situazione simile: “Cari investitori, investite altrove o chiedete un maggiore interesse”.
Purtroppo, il cittadino di un paese declassato continua a vivere nello stesso sistema e ne soffre le conseguenze, fra cui la riduzione della propria capacità di spesa: una riduzione del rating si traduce, a seguito dell’aumento del rischio, in maggiori interessi da concedere per potersi finanziare. Tali interessi sono pagati dallo Stato, ma lo Stato è fatto sempre da cittadini consumatori.
L’informazione mondiale non si è mai soffermata troppo a lungo sulle “cantonate” che tali agenzie di rating hanno preso in passato. Tra le più eclatanti:
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Parmalat
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Lehman Brothers
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Enron
Quando sono stati comunicati i rischi su queste società, sembrava che nessuno avesse capito nulla. L’errore è stato giustificato dicendo che i conti venivano ben mascherati e che quindi il loro giudizio era basato su parametri falsati. In sintesi, non è stata colpa loro.
E’ quindi evidente che le società di rating possono sbagliare; c’è molta gente furba che agisce sotto traccia, eccellenti analisti politici che guidano i mercati, suggerendo dove e come investire.
Nessuno prende in esame il ruolo economico/sociale delle agenzie di rating, anche se tale aspetto emerge in modo sempre più evidente. Non è rischioso che il giudizio sull’operato di un paese rilasciato dal FMI valga meno rispetto a quello di S&P e company?
Con questo non voglio dire che le valutazioni di FMI e OCSE non possano commettere degli errori, ma che almeno essi debbano tener conto degli effetti di tali risultati, mentre le agenzie di rating, essendo società private, devono rendere conto solo agli azionisti interessati (giustamente) al profitto.
Questo non può avvenire in un contesto di piena crisi in cui sarebbe meglio, al fine di garantire la piena ripresa, guardare alle cose con una visione di lungo periodo piuttosto che concentrarsi solo sul presente.
Ritengo che una riforma di questa realtà sia indispensabile; bisogna ricordarsi che le agenzie di rating sono nate per esprimere giudizi sulla solvibilità di un’obbligazione o di un’impresa, con l’intento di garantire trasparenza in favore del mercato. Oggi il mercato ne guadagna in trasparenza e circolazione delle informazioni, ma soffre la trasformazione degli attori attivi da parte un nuovo agente mai riconosciuto ufficialmente.
Occorre un’azione forte in questo campo, capace di consentire ai mercati di seguire il loro corso naturale senza subire l’effetto di agenti esterni e non correlati alle dinamiche internazionali, facendo invece leva sulla politica come strumento guida del nostro presente.
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About Dott. Ferdinando Fusaro
Ho da poco creato la mia società con altri ex colleghi, Tax & Advise. In qualità di consulente fornisco consulenza su problematiche di tipo legale che i clienti possono avere con le autorità fiscali italiane. Ho una laurea di primo grado in Economia e Commercio, una laurea di secondo e di terzo grado in contabilità aziendale ed una seconda laurea specialistica in finanza internazionale conseguita presso la European School of Economics. I miei studi e la mia esperienza mi contensono di risolvere le problematiche finanziarie e legali delle aziende italiane. Parlo perfettamente inglese e italianoPosted on gennaio 16, 2012, in Crisi, Europa, Grecia / Europa, politica, Ripresa economica and tagged agenzie rating, crisi economica, organismi internazionali, società di rating, tobin tax. Bookmark the permalink. 1 commento.
Egregio dott. Fusaro mi consenta di esprimerle il mio personale apprezzamento per la sua analisi che denota eccellentissima preparazione e conoscenza della materia di cui trattasi! ! ! ma ritengo di esternare un pensiero che penso sia comune a moltissimi anche se non edotti in materia : è noto che le agenzie rating sono al soldo di poteri “forti” ,ebbene… ma lo sono sempre state ! !, come mai i loro giudizi erano da tenere in grandissima considerazione ,anzi erano quasi quasi “vangelo” nell’era “a.M.” ovvero nell’era Berlusconi? ? ?e adesso scopriamo che sono di parte o che tutelano solo gli interessi degli USA ? ! ? !,complimenti per le sue lucidissime analisi.luisa maddalena