LIBERALIZZAZIONI: OBBLIGATORIO FARE DI PIU’

liberalizzazioni-professioniCon il nuovo decreto varato dal Governo italiano, si apre la strada delle liberalizzazioni, argomento molto dibattuto ultimamente sui media.

Obiettivo del Governo, è quello di liberalizzare i mercati per una maggiore concorrenza in diversi settori, allo scopo di facilitare crescita del PIL e riduzione dei costi in capo agli utenti finali.

E’ stata toccata la situazione di molti lavoratori (tassisti, farmacisti, distributori di carburante, professionisti) e di vari settori dell’economia (trasporti, energia). Per stimolare la crescita, qualcosa è stata fatta anche in merito alla costituzione di nuove imprese Srl, ma solo per imprenditori di età inferiore ai 35 anni.

I cambiamenti pianificati, si indirizzano chiaramente all’apertura dei mercati, fornendo spazio concorrenziale in diversi settori e la possibilità di godere di una scelta per la fornitura di alcuni beni e servizi. A tal proposito, è stato scritto molto sui giornali e non vorrei rischiare di essere ripetitivo.

La domanda fondamentale che mi pongo in questo post è: basteranno queste azioni per fare ripartire il Bel Paese?

Leggendo alcuni commenti rilasciati dall’esecutivo, ho appreso con stupore che vengono previsti con certezza:

  • Aumento dei salari reali del 12%

  • Aumento dei consumi dell’8%

  • Aumento del PIL dell’11%

Tali previsioni sembrano provenire da uno dei governi politici di vecchio stampo ed hanno un amaro retrogusto di pura propaganda.

Non è certamente attraverso il via libera a farmacie, negozi e taxi che si rilancia un paese, “vecchio” per natura del sistema intrinseco che lo sorregge (..o non lo sorregge..)

Molte persone, tra cui il sottoscritto, si aspettavano interventi in qualche altro settore:

  • Banche

  • Lavoro/Pensioni

Parlando del sistema bancario, il Presidente del Consiglio, da Banchiere esperto, dovrebbe condividere con noi il motivo per cui le banche italiane, dopo avere acquistato denaro dalla BCE, non riversano fondi nell’economia reale per agevolare la ripresa del Paese, anziché investire in Titoli di Stato.

Morale, si compra il denaro all’1% e lo si investe in titoli di stato al 7%. Dall’altra parte, vengono bloccati i crediti in favore di privati e piccole e medie imprese; diventa quasi impossibile per i giovani acquistare casa facendo ricorso a un mutuo, visto che ormai le banche sono arrivate a chiedere fino al 40% di anticipo.

Come si intende favorire una ripresa se proprio chi dovrebbe dare la spinta iniziale si preoccupa solo del suo conto economico?

Le banche, oltre al ruolo di agente economico, hanno anche una missione sociale. Ritengo doveroso affrontare questo punto e bisogna effettuare una netta distinzione tra banche di consumo e banche di investimento; non è più tollerabile che le banche italiane si nascondano sotto una maschera di banca tradizionale, quando non lo sono più.

Obbligando ad un utilizzo maggiore dei servizi bancari miranto alla tracciabilità, dovrebbe essere cura e obbligo del governo un ulteriore controllo sulla gestione dei costi che i cittadini dovranno affrontare. Neanche l’ombra di un’azione efficace.

Le imprese ed il Paese hanno bisogno che tutto ciò venga rettificato, oltre al fatto che sarebbe anche ora che lo Stato inizi a pagare i debiti nei confronti degli imprenditori.

Per quel che concerne il settore lavoro, il Paese ha bisogno di arrivare a una rimodulazione totale; non è più l’era dei contratti collettivi nazionali, ma è diventato obbligatorio l’uso di contratti localizzati, che inglobino anche un sistema meritocratico di retribuzione basato sulle performance, usando criteri di efficienza sensati e diversi per ogni settore. Questo certamente andrebbe a incrementare la produttività e l’efficienza delle imprese, alzando conseguentemente il PIL.

Bisognerebbe mettere un attimo da parte i sindacati e l’articolo 18, ormai diventato anacronistico. Berlusconi cercò di mettere la questione in piazza qualche tempo fa, ma tutto si arenò dopo gli accordi bunker con i sindacati siglati da Fini e Bersani.

Sarebbe anche ora di sviluppare un sistema di previdenza complementare vera, in cui un lavoratore, invece che versare parte della sua busta paga (più del 40%) all’INPS (inefficiente) possa decidere autonomamente se:

  • Versare per previdenza integrativa, favorendo una piena deducibilità fiscale;

  • Usare questo denaro come fondo personale per i momenti di difficoltà.

Per quel che riguarda le pensioni, i conti proprio non tornano e si dovrebbe far presente a tutti i cittadini che le pensioni a 70 anni non reggono più:

  • Si lavora per 35 anni

  • Si versa annualmente un 30-40% di quanto si guadagna

  • Si ha un’aspettativa di vita di altri 10 anni dopo la pensione

In pratica, non potendo trasferire a terzi il saldo dovuto della pensione a seguito dei contributi versati, se un contribuente muore, lo Stato si impossessa SENZA DIRITTO di denaro che non è suo. Se questo è un sistema equo….

Ribadisco che il sistema anglosassone, in questo, garantirebbe un’amministrazione più equa, poiché lascerebbe ognuno libero di gestire come meglio crede la propria situazione salariale e pensionistica. I lavoratori godrebbero di maggiore liquidità, scegliendo autonomamente la propria pensione e, in caso di scomparsa del pensionato, il denaro potrà essere reindirizzato al coniuge o ai parenti.

Non ci si deve nascondere dietro il mercato finanziario, soprattutto quando siamo un paese tecnicamente fallito da questo punto di vista. L’INPS viene definito come il garante dei lavoratori, quando proprio l’inefficienza di gestione di INPS e INPDAP hanno portato alla situazione attuale.

Per una ripresa economica efficace, c’è bisogno di maggiori risorse e più efficienza. Risulta vitale separare le aree operative delle banche, favorire le assunzioni con un occhio alla produttività (quella vera..) e permettere ai lavoratori una vita migliore e più semplice.

La liberalizzazione attesa e necessaria non riguarda l’apertura di un negozio, ma la possibilità di essere padroni del proprio destino in un futuro che, nonostante più taxi e farmacie, nessuno vede roseo.

About Dott. Ferdinando Fusaro

Ho da poco creato la mia società con altri ex colleghi, Tax & Advise. In qualità di consulente fornisco consulenza su problematiche di tipo legale che i clienti possono avere con le autorità fiscali italiane. Ho una laurea di primo grado in Economia e Commercio, una laurea di secondo e di terzo grado in contabilità aziendale ed una seconda laurea specialistica in finanza internazionale conseguita presso la European School of Economics. I miei studi e la mia esperienza mi contensono di risolvere le problematiche finanziarie e legali delle aziende italiane. Parlo perfettamente inglese e italiano

Posted on gennaio 26, 2012, in Crisi, Italia/UK, Politica Italiana, Ripresa economica and tagged , , , . Bookmark the permalink. Lascia un commento.

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